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Kurt Russell, Rosario Dawson, Rose McGowan, Quentin Tarantino, Vanessa Ferlito, Sydney Tamiia Poitier, Zoe Bell, Jordan Ladd, Omar Doom, Marcy Harriell |
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A Quentin Tarantino
il cinema piace da morire, e questo film ne è quasi un esempio onanistico. Provocatorio, autoreferenziale, tanti hanno detto perfino "prolisso"... ma comunque un piccolo capolavoro. In "Death Proof" (a prova di morte), sebbene allungato di mezz'ora rispetto alla versione originale e amputato dal suo secondo tempo rappresentato dal film di Rodriguez "Planet Terror" (in America sono usciti in un unico film, da cui il titolo "Grindhouse", che si riferisce a quei cinema che negli anni 70, con il prezzo di un solo biglietto, proiettano
b-movie uno dopo l'altro), Tarantino ci dimostra per l'ennesima volta che il cinema deve essere fatto principalmente di idee, di passione, ma anche di "memoria". E lui ci riesce benissimo, attingendo dalla sua cultura abissale da maniaco delle serie televisive anni '70 e del cinema di genere internazionale, e cucendo dei film che risultano comunque nuovi e affascinanti.
Un cast composto quasi esclusivamente da donne, citazioni a non finire,
colori saturi e fotogrammi mancanti, bloopers, dialoghi da trip, e
inseguimenti mozzafiato. Tarantino ne cura la regia, la fotografia, lo script, e si concede anche un ruolo cameo.
Ma "A prova di morte"
non è solo questo. Quentin compie a suo modo una profonda analisi
della contemporaneità. Con spirito voyeuristico ci fa ascoltare i
discorsi delle donne sul sesso e sugli uomini, senza filtrare niente con
gli stereotipi ai quali siamo abituati. La sua macchina da presa non si
ferma ai primi piani dei piedi di Rosario Downson, ma cerca di
cogliere gli aspetti più intimi di una generazione di donne che soffrono
la mancanza di un "genere maschile" in via di estinzione. Da
non perdere assolutamente.

09/06/07
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