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Il cinema francese viene spesso etichettato come surrealista e particolarmente
pesante. Al di là della bontà o meno di tali affermazioni, bisogna comunque
accettare che le commedie d'oltralpe riescono quasi sempre a distinguersi
per originalità e freschezza. Di recente anche il film L'apparenza
inganna di Francis Veber è stato capace di divertire pubblico e critica
con contenuti attuali e mai banali.
La storia de Il favoloso mondo di Amelie si svolge nella Parigi
di qualche anno fa. Amelie (Audrey Tautou) è una bambina rimasta senza
madre a causa del suicidio di una donna che, gettandosi dal campanile
di una chiesa, prende in pieno la sua genitrice. Amelie cresce, diviene
una ragazza eccentrica ed introversa, trova lavoro in un ristorante
ed il suo prossimo passo sarà quello di crescere ancora e diventare adulta.
Essenziali saranno l'aiuto de "l'uomo di vetro", vicino di casa di
Amelie,
così chiamato a causa dell'estrema fragilità delle sua ossa, e soprattutto
il crescente interesse verso un ragazzo sorpreso più volte a raccattare
stracciate e sgualcite foto-tessere gettate via.
Ma Amelie è una ragazza fuori dal comune, di indole creativa, dotata di
sensibilità e passione e capace di dispensare momenti di gioia alle persone
con cui entra in contatto. Per lei la vita è ancora un gioco: persone
da scoprire, enigmi da creare o da risolvere, piccole emozioni da regalare,
tutto portato avanti da quella ingenua curiosità che la rende così diversa
e stravagante. Ed infine insicura. Esitante. Uscire dal suo favoloso
mondo è come chiudere un libro di fiabe, come rompere un incantesimo
che si prolunga oltre tempo. Ma è necessario.
L'attrice Audrey Tautou, al suo primo importante ruolo, veste i panni
di Amelie dimostrando ottime doti di duttilità ed espressività, indispensabili
per creare un personaggio dall'aria così sbarazzina. Il film stesso è
Amelie, tutto è visto con gli occhi di lei, tutto si svolge secondo i
suoi ritmi. La voce narrante che ci accompagna dà un tono fiabesco al
suo mondo, la vivacità dei colori lo rende limpido e vario,
il sonoro incalzante con frequenti alti e bassi evidenzia il suo
stato d'animo.
Anche la fotografia e la scenografia sono pensate per esprimere il massimo
e riflettere la bislacca personalità di Amelie. Tutto appare costruito
su misura, studiato e mai lasciato al caso, tutto incentrato sulla protagonista.
C'è un certo surrealismo che accompagna il mondo di Amelie, ma è ben dosato
e si amalgama bene con tutto il resto. La regia di Jean Pierre Jeunet
(Delicatessen, Alien - La clonazione) è elegante: l'uso
di rallentamenti, di scene accelerate e la scelta delle inquadrature rende
non lineare lo sviluppo del film, senza confondere o stancare lo spettatore.
Si potrebbe accusare Il favoloso mondo di Amelie di ruffianeria,
di essere pensato per piacere e si è tentati di spogliarlo dalla sua sfarzosità
per vedere cosa ne resta. In ogni caso le due ore del film (tante per una
commedia) corrono via senza annoiare, non si ride molto ma piuttosto si
sorride, ad Amelie ed al suo magico mondo.
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