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MILE, ovvero la storia di un giovane bianco della periferia degradata di Detroit,
ispirata non poco, pare, alla vita reale del suo interprete, il rapper-icona dei giovani
Eminem. Jimmy "Rabbit" è uno "white loser" che cerca di sopravvivere come può, facendosi strada in un
mondo difficile, quali sono i sobborghi "all black" della Detroit della metà degli anni '90. Jimmy, una specie di Rocky Balboa dei giorni nostri, è un tipo semplice e onesto (ricorda anche un
po' per questo un Nino D'angelo di musicarelliana memoria), stanco della merda che gli sta
intorno; della difficile situazione famigliare in cui si trova (la madre, succube di un uomo più
giovane, nonché alcolizzata, e la sorellina vivono di stenti in una roulotte) e determinato a realizzare
un sogno: sfondare nel mondo dell'hip-hop contando solo sulle proprie forze.
La vita per Jimmy è una continua sfida e il rap è l'arma scelta dal Nostro per combattere, sia che si
tratti di trionfare in una battaglia all'ultima rima allo Shelter contro il b-boy di turno; o di vincere
guerre più importanti, come quelle contro le paure più nascoste e intime.
Il film di Hanson è intenso, coinvolgente, galvanizzante (le battaglie a colpi di rap sono
eccezionali), ma soprattutto trasuda onestà (qualità che ultimamente è difficile trovare in una
pellicola). Sarebbe stato troppo facile e comodo realizzare un prodotto prettamente commerciale, vista la
popolarità e il successo di Eminem (GLITTER non vi dice niente?). Ma Hanson non è l'ultimo
arrivato e riesce a cucire addosso al rapper del Michigan (perfetto nel ruolo di
Jimmy) un personaggio credibile, vivo, vero; molto lontano dall'essere solo una figurina senza alcun spessore da dare in pasto alle masse. E il pregio principale di 8 MILE a nostro avviso è proprio quello di
essere in sostanza una pellicola che va incontro alle esigenze del pubblico,
conservando però al contempo una sua personalità e una autorialità ben precisa. Interessante inoltre è il modo in cui viene rappresentato il mondo
dell'hip-hop (ottima la colonna sonora composta e interpretata dallo stesso Eminem, che comprende la hit
"Lose Yourself", vincitrice dell'Oscar come migliore canzone), la cui dura realtà è purtroppo a noi distante sia per
motivi culturali, sia per il fatto che ne abbiamo una visione assai "distorta" ("grazie" a quei
tre/quattro scappati di casa che nel nostro paese, con le loro canzoncine commerciali e melense, si spacciano per i profeti del genere).
Unica nota dolente il doppiaggio italiano, che è semplicemente da denuncia. In un film del genere,
dove la parola è fondamentale, poteva essere accuratamente evitato (ma perché non impariamo dai
Francesi, che possono scegliere se vedere o no un film doppiato nelle sale?); ma alla fine si sa, in
una nazione di pigri quale è la nostra, al cinema a leggere i sottotitoli sarebbero andati quattro gatti
(va bè, vorrà dire che ci rifaremo col dvd no?).

29/03/03
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